lunedì 8 giugno 2015

LA VERITÀ SI DI-SVELA PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE

LA VERITÀ SI DI-SVELA  PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE






Oggi 8 giugno 2015, a distanza di 33 anni dalla barbara esecuzione della sentenza di morte di Vincenzo Enea , è un gran giorno per i Cittadini di Isola delle Femmine per la Legalità per  la democrazia per la convivenza civile della Comunità.

La sentenza di morte di  Vincenzo Enea, a solo 47 anni,  pronunciata dal  “Tribunale della mafia” riunitosi   nel villino del boss  Rosario Riccobono in Partanna via Sottocanale  trovava la sua motivazione nel fatto che : 

Vincenzo Enea era un soggetto che non rispettava le sollecitazioni della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine…andava ucciso per motivi di costruzioni, di terreno e di soldi.... Vincenzo Enea è un imprenditore ribelle e come tale va giustiziato"  

Il magistrato Russo  in occasione delle manifestazioni  per ricordare la strage di Capaci ebbe a dire “ la giustizia arriva sempre in ritardo rispetto alla verità, mentre i Cittadini che  vivono la quotidianità, che conoscono i fatti,  gli avvenimenti  di cui sono stati testimoni , loro la verità. i Cittadini di Isola delle Femmine l’hanno vissuta in diretta …”
I cittadini di Isola a distanza di 33 anni,  liberi da ogni condizionamento e  liberi dal clima di intimidazione imperante di allora che li aveva costretti ad assumere un atteggiamento  reticente trasformatosi in alcuni casi in atteggiamenti omertosi.

Da oggi 8 giugno 2015, sono legittimati ad urlare la loro VERITA’ .

Pino Ciampolillo
ISOLA PULITA
LA VERITA’ SI DI-SVELA  PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE

Oggi 8 giugno 2015, a distanza di 33 anni dalla barbara esecuzione della sentenza di morte di Vincenzo Enea , è un gran giorno per i Cittadini di Isola delle Femmine per la Legalità per  la democrazia per la convivenza civile della Comunità.
La sentenza di morte di  Vincenzo Enea, a solo 47 anni,  pronunciata dal  “Tribunale della mafia” riunitosi   nel villino del boss  Rosario Riccobono in Partanna via Sottocanale  trovava la sua motivazione nel fatto che : 
Vincenzo Enea era un soggetto che non rispettava le sollecitazioni della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine…andava ucciso per motivi di costruzioni, di  terreno e di soldi.... Vincenzo Enea è un imprenditore ribelle e come tale va giustiziato"  
Il magistrato Russo  in occasione delle manifestazioni  per ricordare la strage di Capaci ebbe a dire “ la giustizia arriva sempre in ritardo rispetto alla verità, mentre i Cittadini che  vivono la quotidianità, che conoscono i fatti,  gli avvenimenti  di cui sono stati testimoni , loro la verità. i Cittadini di Isola delle Femmine l’hanno vissuta in diretta …”
cittadini di Isola a distanza di 33 anni,  liberi da ogni condizionamento

e  liberi dal clima di intimidazione imperante di allora che li aveva costretti ad assumere un atteggiamento  reticente  trasformatosi in alcuni casi in atteggiamenti omertosi.
Da oggi 8 giugno 2015, sono legittimati ad urlare la loro VERITA’ .
Pino Ciampolillo
ISOLA PULITA

domenica 7 giugno 2015

La Calliope: 8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vinc...

8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia






8 GIUGNO 1982 FOTO DI MARIA LETIZIA BATTAGLIA 
L’umiliazione e l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è ancora vivo ad Isola delle Femmine ma c’è chi ha ancora voglia di affrontare le ombre del passato e di ricordare tragici eventi che la coscienza collettiva aveva rimosso. A 33 anni di distanza, l’8 giugno ad Isola delle Femmine si ricorderà Vincenzo Enea, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia nel lontano 1982, a soli 47 anni. Il comitato civico “Isola pulita” da tempo preme sull’amministrazione comunale perché venga intitolata una piazza alla vittima di mafia Vincenzo Enea e ha deciso di chiamare la cittadinanza a raccolta, lunedì 8 maggio, intorno alle 10, nel luogo dove avvenne l’omicidio, in via Palermo, vicino la Biblioteca comunale.
Alle 8 di quel lontano 8 giugno 1982 alla stazione dei carabinieri arrivò la notizia dell’uccisione del proprietario del lido “Village Bungalow”, Vincenzo Enea. Immediatamente il maresciallo Vincenzo Lo Bono accorse sul luogo, trovando la Renault di Enea e il suo cadavere, crivellato di colpi e in una pozza di sangue. Come riporta la sentenza di condanna del suo omicida, “Enea Vincenzo veniva descritto dai più come uomo mite e remissivo, sempre pronto ad aiutare chi si trovasse in difficoltà”, ma i carabinieri si scontrarono contro “il muro di omertà delle persone sentite”. Le indagini non portarono a nulla e, dopo una serie di archiviazioni e riaperture del caso, solo nel 2010, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo, il sostituto procuratore Del Bene ha deciso di riaprire il caso, riuscendo a far condannare per l’omicidio il killer Francesco Bruno.  
 All’epoca dei fatti il territorio di Isola delle Femmine faceva parte del mandamento del boss mafioso Rosario Riccobono (poi ucciso dalla fazione corleonese di Riina) e fu proprio nella sua villetta a Mondello che venne preparato l’omicidio. Secondo le dichiarazioni del pentito Onorato “Enea disturbava affari legati alle attività nel settore dell’edilizia”, affari a cui erano interessati anche il boss Riccobono, Salvatore Lo Picolo e Francesco Bruno. Pare che Totò Riina fu molto contrariato dell’uccisione dell’imprenditore isolano, perché Riccobono, Lo Piccolo e Bruno avevano agito senza avvertire il vertice di Cosa Nostra, violando le regole dell’ordinamento mafioso.
Nel 2000 anche il figlio di Vincenzo Enea, Pietro, decise di rendere alla Questura di Palermo un’ampia testimonianza sull’omicidio, spiegando di essere stato reticente fino a quel momento temendo ritorsioni nei confronti della sua famiglia. Questa è la storia che emerge dalle sue dichiarazioni e che leggiamo nella sentenza:
…quel mattino, di buon’ora, Pietro era andato a pesca con gli amici e, tornando a casa, notò nei pressi del “Villaggio bungalow” una Fiat 124 bianca con, a bordo, quattro uomini, fra i quali Francesco Bruno, che lo salutò. La cosa lo colpì molto perché sapeva che l’uomo era da tempo latitante. Direttosi poi ai bungalows, trovò il cadavere del padre riverso per terra. Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Pietro raccontò anche delle intimidazioni che ricevette perché rimanesse in silenzio e le telefonate minatorie alla madre (“…ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre…”), che lo indussero ad allontanarsi da Isola delle Femmine e a trasferirsi negli Stati Uniti.
Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione, sentenza passata in giudicato lo scorso febbraio. Adesso che verità è stata fatta e Vincenzo Enea è stato riconosciuto vittima di mafia, “Isola Pulita” ricorderà l’omicidio nel luogo in cui avvenne l’assassinio e poi si recherà in Municipio per la firma degli atti deliberativi da parte della giunta, per l’intitolazione di Piano Ponente. Piano Levante, invece, verrà dedicato al vicebrigadiere in congedo Nicolò Piombino, anch’egli ucciso dalla mafia, il 26 gennaio 1982, per la sua collaborazione alla ricostruzione dell’uccisione di Giacomo Impastato, avvenuto nella zona. Forse questo riscatterà, seppur in minima parte, il paese di Isola delle Femmine, dalla macchia lasciata dalle infiltrazioni mafiose.
Eliseo Davì

ENEA VINCENZO PROGETTO VARIANTE INTERNA DI UN FABBRICATO COMPRESO TRA VIALE ITALIA MARINO COSTA CORSARA FIRME CONSIGLIO IMPASTATO PARTICELLE 35b 36b 79b 84 FOGLIO 1

ENEA VINCENZO ESAMINA IL PROGETTO DI CUI SOPRA  UFFICIO VIA DEI PINI ISOLA DELLE FEMMINE
DISCORDANZE DI DATE:  LA FIRMA IN CALCE AL CONTRATTO RISULTAVA ESSERE DELLA MAMMA DI CATALDO RICCOBONO LUCIDO. IL CONTRATTO RISULTA ESSERE FIRMATO DOPO LA MORTE DELLA FIRMATARIA  




8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia

8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia
8 GIUGNO 1982 FOTO DI MARIA LETIZIA BATTAGLIA 
L’umiliazione e l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è ancora vivo ad Isola delle Femmine ma c’è chi ha ancora voglia di affrontare le ombre del passato e di ricordare tragici eventi che la coscienza collettiva aveva rimosso. A 33 anni di distanza, l’8 giugno ad Isola delle Femmine si ricorderà Vincenzo Enea, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia nel lontano 1982, a soli 47 anni. Il comitato civico “Isola pulita” da tempo preme sull’amministrazione comunale perché venga intitolata una piazza alla vittima di mafia Vincenzo Enea e ha deciso di chiamare la cittadinanza a raccolta, lunedì 8 maggio, intorno alle 10, nel luogo dove avvenne l’omicidio, in via Palermo, vicino la Biblioteca comunale.
Alle 8 di quel lontano 8 giugno 1982 alla stazione dei carabinieri arrivò la notizia dell’uccisione del proprietario del lido “Village Bungalow”, Vincenzo Enea. Immediatamente il maresciallo Vincenzo Lo Bono accorse sul luogo, trovando la Renault di Enea e il suo cadavere, crivellato di colpi e in una pozza di sangue. Come riporta la sentenza di condanna del suo omicida, “Enea Vincenzo veniva descritto dai più come uomo mite e remissivo, sempre pronto ad aiutare chi si trovasse in difficoltà”, ma i carabinieri si scontrarono contro “il muro di omertà delle persone sentite”. Le indagini non portarono a nulla e, dopo una serie di archiviazioni e riaperture del caso, solo nel 2010, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo, il sostituto procuratore Del Bene ha deciso di riaprire il caso, riuscendo a far condannare per l’omicidio il killer Francesco Bruno.  
 All’epoca dei fatti il territorio di Isola delle Femmine faceva parte del mandamento del boss mafioso Rosario Riccobono (poi ucciso dalla fazione corleonese di Riina) e fu proprio nella sua villetta a Mondello che venne preparato l’omicidio. Secondo le dichiarazioni del pentito Onorato “Enea disturbava affari legati alle attività nel settore dell’edilizia”, affari a cui erano interessati anche il boss Riccobono, Salvatore Lo Picolo e Francesco Bruno. Pare che Totò Riina fu molto contrariato dell’uccisione dell’imprenditore isolano, perché Riccobono, Lo Piccolo e Bruno avevano agito senza avvertire il vertice di Cosa Nostra, violando le regole dell’ordinamento mafioso.
Nel 2000 anche il figlio di Vincenzo Enea, Pietro, decise di rendere alla Questura di Palermo un’ampia testimonianza sull’omicidio, spiegando di essere stato reticente fino a quel momento temendo ritorsioni nei confronti della sua famiglia. Questa è la storia che emerge dalle sue dichiarazioni e che leggiamo nella sentenza:
…quel mattino, di buon’ora, Pietro era andato a pesca con gli amici e, tornando a casa, notò nei pressi del “Villaggio bungalow” una Fiat 124 bianca con, a bordo, quattro uomini, fra i quali Francesco Bruno, che lo salutò. La cosa lo colpì molto perché sapeva che l’uomo era da tempo latitante. Direttosi poi ai bungalows, trovò il cadavere del padre riverso per terra. Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Pietro raccontò anche delle intimidazioni che ricevette perché rimanesse in silenzio e le telefonate minatorie alla madre (“…ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre…”), che lo indussero ad allontanarsi da Isola delle Femmine e a trasferirsi negli Stati Uniti.
Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione, sentenza passata in giudicato lo scorso febbraio. Adesso che verità è stata fatta e Vincenzo Enea è stato riconosciuto vittima di mafia, “Isola Pulita” ricorderà l’omicidio nel luogo in cui avvenne l’assassinio e poi si recherà in Municipio per la firma degli atti deliberativi da parte della giunta, per l’intitolazione di Piano Ponente. Piano Levante, invece, verrà dedicato al vicebrigadiere in congedo Nicolò Piombino, anch’egli ucciso dalla mafia, il 26 gennaio 1982, per la sua collaborazione alla ricostruzione dell’uccisione di Giacomo Impastato, avvenuto nella zona. Forse questo riscatterà, seppur in minima parte, il paese di Isola delle Femmine, dalla macchia lasciata dalle infiltrazioni mafiose.
Eliseo Davì
ENEA VINCENZO PROGETTO VARIANTE INTERNA DI UN FABBRICATO COMPRESO TRA VIALE ITALIA MARINO COSTA CORSARA FIRME CONSIGLIO IMPASTATO PARTICELLE 35b 36b 79b 84 FOGLIO 1
ENEA VINCENZO ESAMINA IL PROGETTO DI CUI SOPRA  UFFICIO VIA DEI PINI ISOLA DELLE FEMMINE
DISCORDANZE DI DATE:  LA FIRMA IN CALCE AL CONTRATTO RISULTAVA ESSERE DELLA MAMMA DI CATALDO RICCOBONO LUCIDO. IL CONTRATTO RISULTA ESSERE FIRMATO DOPO LA MORTE DELLA FIRMATARIA  

venerdì 5 giugno 2015

ISOLA DELLE FEMMINE 8 GIUGNO 2015 ORE 10 RICORDA VINCENZO ENEA COME VITTIMA DI MAFIA A DISTANZA DI 33 ANNI

La manifestazione celebrativa convocata nella ricorrenza del barbaro assassinio mafioso di VINCENZO ENEA è CONVOCATA IN VIA PALERMO 47 (accanto alla biblioteca)  lunedì 8 giugno alle ore 10  a seguoire ci recheremo alla Casa Comunale per la firma degli atti deliberativi, da parte della Giunta Comunale, per l’intitolazione di una Piazza a Vincenzo Enea vittima di mafia

20.01.1935  ASSASSINATO L'8 GIUGNO 1982 A SOLI 47 ANNI 

Al Signor di Isola delle Femmine
Signor Stefano Bologna
SEDE


Al Capo Gruppo  Un'Altra Isola..Si
Avv Giuseppe Caltanisetta
SEDE


Protocollo Comune di Isola delle Femmine n 6997 04.06.2015

Oggetto: Proposta di intitolazione di una Piazza del Comune di Isola delle Femmine a Vincenzo Enea vittima di mafia. Promozione di iniziative per l’8 giugno 2015 anniversario dell’assassinio.

Il Comitato Cittadino “Isola Pulita” facendo   seguito alla proposta protocollata il  14 gennaio 2015,  al fine di attivare percorsi di legalità e ricostruzione storica dei dolorosi avvenimenti del 1982, propone di organizzare – il prossimo 8 giugno, 33° anniversario dell’assassinio mafioso di Vincenzo Enea – una manifestazione celebrativa che muova dai luoghi del fatto di sangue e giunga presso la Casa Comunale.

Sarebbe invero, doveroso procedere, nell’occasione, alla formalizzazione degli atti deliberativi di intitolazione, tenuto conto delle recenti pronunce giurisprudenziali che hanno posto il sigillo di verità  sui fatti provvedendo all’accertamento di responsabilità e movente del delitto. 

Certi di un positivo accoglimento della presente proposta, che incontra – ci si augura – la sensibilità dell’A.C. insediatasi dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del 2012.

SI ALLEGA
-  sentenza di 1° grado Proc Pen “OMICIDIO ENEA”
-  Dispositivo sentenza di conferma della Corte di Appello di Palermo


Restando a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o supporto organizzaztivo.

Isola delle Femmine 4 giugno 2015

Comitato Cittadino Isola Pulita
COORDINATORE
GIUSEPPE CIAMPOLILLO
posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it






















ENEA VINCENZO,POMIERO,IMPASTATO,DEL BENE,BRUNO FRANCESCO ,MICALIZZI,ONORATO,RICCOBONO,NAIMO,GALLINA STEFANO IMPASTATO JACK,PIOMBINO NICOLO' ,B.B.P.COSTA CORSARA,CONSIGLIO MARIA CONCETTA 




ISOLA DELLE FEMMINE 8 GIUGNO 2015 ORE 10 RICORDA VINCENZO ENEA COME VITTIMA DI MAFIA A DISTANZA DI 33 ANNI   

lunedì 1 giugno 2015

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche”

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche” 

 Giulio Ambrosetti  1 Jun 2015 |


Ambientalisti e associazioni antimafia denunciano un’operazione speculativa dei titolari delle discariche private, che già incassano ogni anno oltre 200 milioni di euro con i rifiuti dei Comuni. Rifiuti che dovrebbero essere venduti, sotto forma di combustibili, a cementerie e centrali elettriche che darebbero vita a veri e propri inceneritori in barba alle normative europee
In attesa di conoscere i risultati delle elezioni in Sicilia (si vota in 53 Comuni, tra i quali due capoluoghi di provincia: Enna e Agrigento: i risultati si sapranno nel pomeriggio, perché nella nostra Isola si vota anche oggi fino alle 15,00), nel mondo della politica siciliana esplode una violenta polemica sulla gestione dei rifiuti. Con il governo di Rosario Crocetta che, dopo aver ‘pilotato’ il settore, per oltre due anni e mezzo, con il sistematico ricorso alle discariche in buona parte private, vorrebbe passare all’incenerimento degli stessi rifiuti. Con una soluzione che si annuncia peggiore dei quattro termovalorizzatori che il governo di Totò Cuffaro ha provato a realizzare nella legislatura 2001-2006. In quell’occasione, almeno, si prospettava la realizzazione di quattro impianti che prevedevano il parziale abbattimento dei fumi. Quella prospettata dal governo Crocetta-Pd sembra una soluzione forse un po’ semplificata: in pratica, l'utilizzazione di inceneritori di rifiuti. Soluzione che ha scatenato le ire degli ambientalisti e delle associazioni antimafia.
A dare fuoco alle polveri sono Zero Waste Sicilia (Beniamino Ginatempo), il Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni (Antonella Leto), l’Associazione Antimafie Rita Atria (Carmelo Catania), i No MUOS (Antonio Mazzeo) e No TRIV (Salvatore Mauro). Le cinque associazioni ambientaliste e antimafia, si legge nel comunicato, “da anni denunciano le illegalità perpetrate anche con il silenzio e l’avallo della Regione Sicilia”; così si rivolgono “al Governatore (cioè a Crocetta) e alla sua Giunta, distratta in merito alle normative europee sulla gestione dei rifiuti. Dopo le recenti affermazioni sull’improbabile adeguamento delle discariche - quasi tutte private, mentre quelle pubbliche quasi non esistono ancora - non si sentiva proprio il bisogno dell’affermazione  ‘ciò che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustibile, in un bene appetibile per il mercato’. Un’affermazione - sottolineano le associazioni ambientaliste e antimafia - che ci riporta ai tempi bui dell’ex-presidente Cuffaro”.
vania contraffatto
Oltre che al presidente Crocetta, ambientalisti e associazioni antimafia si rivolgono a Vania Contraffatto (nella foto a sinistra), il magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo chiamata dal Pd a gestire l’assessorato regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità (leggere rifiuti e acqua). “Vogliamo allertare il governatore Crocetta e l’assessore Contraffatto - sottolineano ambientalisti e associazioni antimafia - che la scelta della trasformazione di rifiuti in combustibile (il Css, sigla che sta per Combustibile solido secondario) non solo è scellerata dal punto di vista ambientale ma, per almeno quattro buoni motivi, è una vera e propria truffa per i cittadini siciliani. Inoltre sarebbe pure illegale se prima non si raggiungono le percentuali di raccolta differenziata e recupero di materia fissate per legge, cioè il 65% ed il 50% entro il 31/12/2015”, così come previsto dalla legislazione regionale. “In Sicilia - si legge infatti nel comunicato di ambientalisti e associazioni antimafia -  siamo solo al 13,4% di raccolta differenziata secondo l’Arpa Sicilia (l’Arpa è l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, soggetto che fa capo alla Regione amministrata dal governatore Crocetta e quindi la meno titolata ad esprimersi su fatti che riguardano il governo regionale che la controlla ndr), ed appena al 10,7% secondo l’Anci (rapporto Ispra 2014)”.
Insomma, con il governo Crocetta, in materia di gestione dei rifiuti, si stanno riproponendo gli stessi dubbi che aleggiavano sul governo di Totò Cuffaro. Allora si pensava che dentro i quattro termovalorizzatori potesse finire un po’ tutto, anche sostanze che non dovrebbero essere bruciate (per esempio, sostanze che, una volta bruciate, producono diossina e altri gas e materiali altamente inquinanti, per non parlare delle stesse ceneri: la combustione, infatti, elimina i due terzi circa della massa di rifiuti, ma un terzo rimane sotto forma di cenere). Come osservano ambientalisti e associazioni antimafia, in Sicilia la raccolta differenziata è bassissima. Lo stesso dato dell’Anci Sicilia (Associazione nazionale comuni italiani dell’Isola) - cioè il già citato 10 per cento di raccolta differenziata - è sovrastimato, perché in alcuni luoghi della Sicilia dove si effettua la raccolta differenziata non ci sono le isole ecologiche, il riciclo di materiali è basso e c’è il dubbio, tutt’altro che campato in aria, che parte dei materiali finisca lo stesso in discarica).  
Ambientalisti a associazione antimafia parlano senza mezzi termini di possibile truffa ai danni dei cittadini siciliani: “Se si continuasse come dichiarato - si legge sempre nel comunicato - i siciliani e le siciliane verrebbero derubati ben 4 volte”. La prima volta verrebbero derubati perché “i rifiuti - si legge sempre nel comunicato - sono risorse pubbliche. Il valore economico dei materiali recuperabili da una tonnellata di rifiuti è di circa 40 euro. Siccome la Sicilia ne produce circa 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, a causa dell' ‘inerzia’ di Regione e di gran parte dei Comuni, si sotterrano in discarica circa 100 milioni di euro l’anno, denari sottratti alle famiglie ed alle imprese siciliane”.
Poi ci sarebbe il furto numero due, sempre a carico degli ignari cittadini siciliani: “A parte i costi di raccolta e trasporto - si legge sempre nel comunicato - conferire in discarica costa circa 100/120 euro a tonnellata: i padroni delle discariche private incassano tra i 230-240 milioni l’anno a spese dei siciliani, e naturalmente si oppongono a qualunque cambiamento (compresi raccolta differenziata e compostaggio) di un sistema di gestione che li favorisce spudoratamente”. L’accusa, pesantissima, lanciata da ambientalisti e associazioni antimafia ai titolari delle discariche private (in parte finiti sotto inchiesta da parte della magistratura) è suffragata dal fatto che in Sicilia, spesso, i centri di compostaggio vengono realizzati a rilento. E quando vengono realizzati rimangono inattivi. Per non parlare delle gare per gli stessi centri di compostaggio che vanno deserte.   
In terza battuta ambientalisti e associazioni antimafia ricordano al governatore Crocetta “che non esiste, neppure nei sogni, il combustibile pulito”. 
 cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it
Combustibile, in ogni caso inquinante, che potrebbe essere venduto “solo a cementifici e centrali elettriche” rispettando le soglie legate alla presenza di “cloro e mercurio” (a destra, il cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it). A questo punto ambientalisti e associazioni antimafia ‘sgamano’ il cuore di una grande operazione speculativa in favore dei titolari delle discariche private: “Si tratta - si legge nel comunicato - di un caso unico e strano: un’impresa, la discarica che ‘produce Css’, non acquista le materie prime, ma si fa pagare dai cittadini per prendersele!”. Il riferimento è al fatto che, come già osservato, le discariche private, ogni anno, incamerando i rifiuti siciliani, incassano da 220 a 240 milioni di euro all’anno. Dopo di ciò, i titolari delle stesse discariche venderebbero gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, alle cementerie e alle centrali elettriche (nel Messinese si prevede di bruciare i rifiuti in una centrale elettrica che ha sede nella Valle del Mela, una zona già martoriata dalla presenza di tralicci ad alta tensione che provocano un elevato tasso di inquinamento elettromagnetico). Insomma, i privati guadagnerebbero due volte: prima lucrando sui Comuni che ammassano nelle discariche private i rifiuti in assenza di discariche pubbliche e di raccolta differenziata; e poi rivendendo gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, a cementerie e centrali elettriche!  
“Scelleratamente ed incomprensibilmente - osservano ancora ambientalisti e associazioni antimafia - il combustibile da rifiuti è definito fonte di energia assimilata alle rinnovabili, pur inquinando a parità di energia prodotta molto di più del gas naturale. Pertanto cittadini e imprese pagano, con il 6% della loro bolletta elettrica, incentivi a chi brucia risorse pubbliche inquinando. Se ne deve concludere che la trasformazione dei materiali post-consumo in Css ed il suo uso metterà le mani nelle tasche dei siciliani ben 4 volte!”.
“Chiediamo con forza al presidente Crocetta ed all’assessore Contraffatto - si legge sempre nel comunicato - di rivedere le loro scelte e non rendersi complici di questa truffa, perché si tratta dunque dell’ennesimo caso in cui la politica permette di alienare risorse pubbliche in favore di speculazioni private, pratica troppo diffusa in Sicilia ed in Italia. L’alternativa ovviamente c’è. Oltre semplificare le procedure per il compostaggio della frazione umida, basterebbe che, dopo il trattamento meccanico biologico (obbligatorio per legge, ma mai realizzato), si procedesse col recupero spinto manuale di materia e/o con l’estrusione termomeccanica (le fabbriche dei materiali), invece di produrre Css, e che si intraprendesse la via indicata dall’Europa. Cioè le discariche andrebbero trasformate in depositi temporanei per l’estrazione mineraria urbana”, così come prevede la risoluzione del Parlamento Europeo del 2 dicembre del 2012 (“Una Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, punti 33 e 34). Per ambientalisti e associazioni antimafia “andrebbe rispettata la gerarchia dei rifiuti fissata nella direttiva quadro europea 2008/98/CE denominata ‘La Società del Riciclaggio’, recepita in legge con il decreto legislativo n.  205 del 3 dicembre del 2010. “Ma tutto ciò a qualcuno non conviene”, concludono Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni, Associazione Antimafie Rita Atria, No MUOS (Antonio Mazzeo), No TRIV.
Foto tratta da lafune.eu
Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente
Al Servizio 1
       Dipartimento Ambiente    
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente
p.c.                                                        Al Presidente della Regione
Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo
Al Comando Carabinieri NOE
Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio
Al Comune di Isola delle Femmine
Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it    
Oggetto: VIOLAZIONE NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE 2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
In riferimento al rapporto del Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo Comitato rileva quanto segue :
  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra  intravedersene soluzione. Ciò comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7 mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma, con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo tecnico” e per altro verso un “mero incontro informativo/consultivo”, il cui tema di discussione era proprio una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante del procedimento unico dell’A.I.A., un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d. incontro “esula dagli scopi dello stesso (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto entrare in funzione entro il mese di luglio del 2010, mentre a distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive e se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1 non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento al c.d. “tavolo tecnico”, chiede al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso, finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.
Il Comitato ribadisce, pertanto, che la  mancata convocazione al tavolo tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della cittadinanza.
Conferma altresì che detta riunione debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva riconvocazione e, stante che i termini di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi, chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis, 9ter, L. 241/90), potendosi configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle prescrizioni inottemperate.
Il Comitato fa riserva, ove non dovesse ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria. 
          Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com
Isola delle Femmine 30 maggio 2015
n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29 maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  
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